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Lo Yoga, il Kundalini Yoga ed il ruolo di insegnante

//Lo Yoga, il Kundalini Yoga ed il ruolo di insegnante

Lo Yoga, il Kundalini Yoga ed il ruolo di insegnante

Sat Nam,

Quanto di seguito non rappresenta un saggio né tantomeno vuole avere la presunzione di esprimere la complessità di tutto ciò che circonda la parola “Yoga” ma solo alcune indicazioni per l’uso; tantomeno per quello che riguarda il ruolo dell’insegnante. In questo naturalmente verranno in aiuto le parole che Yogi Bhajan ha pronunciato in diversi discorsi e riportati in corsivo.

Iniziamo da: Yoga; che cosa è lo Yoga? Molti pensano che sia il compendio di posizioni fisiche utilizzate per il rilassamento e la salute, altri che sia una religione e numerose altre cose ma in realtà noi ci siamo sempre detti che lo Yoga è l’unione del Sé individuale con il Sé Universale. In merito riporto le parole di Yogi Bhajan:

Alcuni pensano che lo yoga sia una religione. Altri pensano che sia per la vitalità e la salute. Altri ancora pensano che sia per sviluppare la personalità. In verità si tratta di malintesi. La parola yoga per come la possiamo capire noi in Occidente, deriva da una parola biblica: giogo. L’originale sanscrito è jughit. Possiamo definire lo yogi come una persona che trova totale fondamento e sostegno nella Coscienza Universale, cioè in Dio. Yoga è l’unione della coscienza dell’unità individuale con la Coscienza Infinità. Questo è tutto quel che vuol dire. Secondo gli insegnamenti classici, che lo si sappia o meno, il sé potenziale è infinito. E di fatto ogni mente umana appartiene all’Infinito e alla Creatività. Ma nelle azioni pratiche è limitata. Così si rendono necessarie delle conoscenze tecniche con cui l’uomo possa espandere le proprie

facoltà mentali per raggiungere quell’equilibrio necessario per controllare la struttura fisica e avere esperienza del suo sé infinito. Questo è, in parole povere, tutto quel che vuol dire yoga”.

In effetti il nostro essere è costituito dall’insieme di differenti aspetti:

  • Il Corpo Fisico. Sistema complesso autorigenerante di ossa e carne, sistema nervoso, sistema circolatorio, sistema endocrino, sistema cardio-respiratorio e cervello. Ci è stato donato e dobbiamo saperlo mantenere in equilibrio senza danneggiarlo ed è per questo che ha bisogno di cura, pulizia e di una buona dose di comprensione del suo potenziale per mantenerlo longevo, in primis con una attenzione particolare per il cibo, affinché possa esprimere al massimo il suo potenziale: “…controllare la struttura fisica ed avere esperienza del Sé infinito”. Sono le tecniche dello yoga ed ogni suo singolo esercizio che ci danno la possibilità di avere la conoscenza e la consapevolezza del tempio in cui l’Anima si è calata: “Dovete essere capaci di tenerlo al livello di coscienza che avete scelto così che vi possa servire sempre meglio, senza crearvi un mucchio di problemi.… Noi tutti vogliamo aver una buona salute. Molta gente pensa che ci ammaliamo perché non sappiamo fare di meglio. Io non credo che ci sia gente che non vuole essere sana. Però so anche che in realtà ci ammaliamo. Certo, talvolta ci ammaliamo. Ci sono due tipi di malattia: l’intenzionale e la non intenzionale. La malattia intenzionale è quando sappiamo che ci stiamo ammalando e accettiamo di ammalarci. Io ho spesso delle malattie intenzionali e lo so. Pensate che un uomo della mia consapevolezza sia un idiota se per diciotto giorni non dorme mai? Non sono consapevole che mi sto mettendo nei guai? Ci sono anche malattie non intenzionali. Per queste ho molta compassione. Non sappiamo come mangiare, come digerire, come vivere, come avere cura di questo corpo e non ci preoccupiamo che le nostre ghiandole funzionino o che il nostro sistema nervoso sia a posto. Non possiamo controllare se il sistema di pulizia sia perfetto o se riposo e attività siano in equilibrio. Questa è inconsapevolezza”.

  • La Mente. Se l’orizzonte del pensiero e della comprensione, della tolleranza e della pazienza è limitato, e se la mente non funziona in modo così bello da poter vedere l’invisibile, e comprendere le conseguenze delle azioni, è praticamente impossibile vivere una vita felice”. La struttura mentale è necessaria per comprendere ed essere consapevoli di ciò che siamo e dove vogliamo arrivare. Spesso la struttura della società attuale ci porta ad essere sottomessi alla pressione del tempo e se il nostro sistema nervoso non ha la capacità di assorbire e digerire quanto portato alla nostra attenzione allora abbiamo due sole alternative: ricorrere all’ausilio di uno psichiatra e/o di qualcuno che faccia la sua vece o ricorrere al Sé Universale, ovvero Dio colui che Dona, Istruisce ed Oppone. In merito Yogi Bhajan ci ricorda: “Dio non è un tipo che se ne sta nel settimo cielo alla testa del tempo a guardarti. E’ il principio attivo. E’ l’Infinito all’Infinito in relazione con la creatività totale. Attraverso il suo cambiare tutto succede. Abbiamo subito un lavaggio del cervello, ma questo punto deve essere compreso chiaramente. Diciamo sempre: “Quando prego, Dio verrà”. Ma cos’è la preghiera? Voi create un effetto vibratorio, questo va nella creatività infinita attorno alla vostra psiche, e la risposta viene e si esprime sotto la forma dell’energia di un lavoro compiuto. Allora dite: ”Bene, la preghiera funziona”. E’ solo la vostra mente che ha il potere di concentrarsi e di lavorare con questa bellezza”. Nell’ultimo intensivo parlammo in effetti della mente e delle sue capacità e delle iterazioni con la Mente Universale e l’Infinito.

  • L’Anima: “Come nessuna lampada può bruciare senza alcool metilico dentro, così nessuna vita può esistere senza un rapporto con lo spirito dentro di essa. Lo spirito ha diversi significati, toni e aspetti. Se c’è in esso un filo centrale, non è altro che un flusso centrale di energia cosmica. Nel Cattolicesimo lo chiamano Dio, nello yoga Energia Cosmica. Il significato è esattamente lo stesso”.

Cosa dire di più?

Kundalini Yoga significa consapevolezza! “Di che cosa” si potrebbe chiedere, la risposta non è difficile anche se complessa nella sua espressione: “Della relazione con l’Infinito portata al finito”. Noi possediamo una energia statica che solo parzialmente utilizziamo, appunto la Kundalini; l’utilizzarla nella sua completezza significa poter aver la consapevolezza del nostro rapporto completo con L’Infinito o Dio o Energia Cosmica e va da se che in quella dimensione, pur rimanendo consapevolmente umani, nulla può mancare.

Utilizzando appunto la tecnologia del Kundalini Yoga, con l’iterazione dei tre sistemi appena elencati: Corpo Fisico, Mente e Anima abbiamo la possibilità di lavorare indifferentemente su quelli che identifichiamo come:

  • Sé inferiore o corpo fisico.

  • Sé centrale o Sé esistente.

  • Sé superiore.

Mettere in relazione i tre aspetti: corpo, mente e anima non è così semplice; nel gioco subentrano diversi fattori che possono ostacolare la nostra consapevolezza. Un giorno, a lezione da Guru Jiwan Kaur, lei ebbe a dire: “L’Anima insieme alla volontà controlla la Mente e la Mente controlla i muscoli (leggi Corpo Fisico)” ed è quello che spesso ripeto nelle classi in particolar modo quando il lavoro da fare è complesso e/o sfidante per il corpo fisico. Spesso la mente non ne vuol sapere di essere subordinata alla nostra volontà, utilizza tutte le sensazioni possibili, immaginabili e non, per poter evitare di comandare un determinato lavoro; il nostro Ego interviene e ci dice di non farlo perché ci stiamo danneggiando ma in realtà stiamo solo utilizzando in modo appropriato la tecnologia che ci consente di essere consapevoli della nostra potenzialità e questo è il Kundalini Yoga.

Altre volte avvisiamo resistenze a livello mentale a vibrare un mantra, una vocina dentro di noi ci dice di non farlo ed è esattamente la stessa cosa appena descritta.

Lavorare attraverso questi aspetti, quindi con il Kundalini Yoga, vuol dire avere la possibilità di riconoscere i propri limiti, identificare le cause del nostri malesseri fisico e/o mentale che siano, lavorare specificatamente e consapevolmente su questi al fine di risolverli ed avere una vita felice… e non è poco! D’altronde la consapevolezza non diventa tale se non attraverso l’esperienza della tecnica, l’esperienza indotta ovvero quella provata da altri ed insegnata è solo tecnica, a nulla serve se non ne facciamo esperienza e solo in questo modo acquisiamo Gyan (conoscenza) che ci porta alla consapevolezza.

In tutto ciò di grande rilevanza è il ruolo dell’insegnante, così come in tutti gli aspetti della vita e qualsiasi attività.

L’Insegnante è una persona che quando si siede per insegnare si estranea completamente dagli attaccamenti della vita umana (o perlomeno dovrebbe farlo) scorporando il proprio ego dall’essere e posizionandolo idealmente al proprio fianco al fine di non farlo interagire. All’atto della connessione mentalmente rinnova il suo giuramento: “Io non sono una donna, io non sono un uomo. Io non sono una persona, io non sono me stesso, io sono un Insegnante”, pertanto uno dei suoi compiti è quello di fungere da canale di trasmissione degli insegnamenti del Kundalini Yoga.

Un altro importante punto da sottolineare è l’impegno assunto di elevare l’altra persona: Un Insegnante è colui che purifica una persona per aiutarla a guadagnare l’esperienza della sua propria purezza, identità, infinità, realtà, totalità, forza e pietà. Una volta che servi e tocchi uno studente in un modo molto puro con integrità e innocenza, tu elevi e dai a lui la sua esperienza interiore, non la tua. Gli studenti sosterranno questa elevazione e ti saranno grati per sempre. Essi godranno la vita in profondità perché la loro percezione e la loro capacità diventa più grande con il Kundalini Yoga”.

Ed ancora: “Tu pensi che un Insegnante non faccia nulla. In realtà non accade nulla senza un Insegnante. Una persona che non dispone di un Insegnante non ha vita. Qualunque siano la portata, la frequenza e in ultima analisi lo standard del tuo Insegnante, saranno i tuoi. In caso contrario, c’è un insegnante permanente chiamato Signor Tempo. La psicologia di un Insegnante è che lui o lei è un veicolo, una persona che ha completamente dissolto se stesso o se stessa per lasciar fluire il nettare della vita per alimentare un altro essere umano; in modo che quell’essere possa comprendere l’amore e la realizzazione dell’Infinito senza alcun riferimento alla paura”.

Nel momento in cui diventate servo, diventate automaticamente maestro. Non si può mai diventare un maestro, se si vuole essere maestro. Pertanto voi servirete in un uno-forma, uno-forma, una forma, vestirete:

Aasa Isht Upasana Khaan Paan Peiraan Tulsi Khat Ek Ho Taahe Mitr Pehchaan.”
La nostalgia del fine ultimo, il culto, il mangiare, il bere, il vestire, queste vostre cose dovrebbero essere unicamente come quelle di servo a rappresentare il potere, che viene attraverso di voi”.

Chiaramente l’impegno comporta responsabilità e la responsabilità porta alla verità. Anche se con gentilezza spesso l’insegnante è costretto a mettere il dito nella piaga dello studente; sempre Guru Jiwan Kaur in una classe ci disse: “L’insegnante è uno specchio, rimanda ciò che viene trasmesso dallo studente”. Niente di più vero ma se è vero che il compito dell’insegnante è quello di fungere da sollevatore portando lo studente fuori dal pantano dove si trova allora nulla può essere taciuto.

Dire quello che si pensa.

L’accondiscendenza non fa crescere, nasconde soltanto il problema: “Mai dire qualcosa che piace o si adatta solo al momento presente. A volte devi dire cose che sono offensive e molto, molto dolorose. L’unica cosa che puoi fare è dirle con un sorriso. Un insegnante è responsabile della crescita dello studente. Tutte quello che uno studente può fare è accettarti come Insegnante. Questo  è. Sei bloccato. Da allora in poi egli non ha alcun obbligo se non l’obbedienza. Se vedi il tuo studente che sta facendo male e non hai il fegato o il coraggio di dire: “Stai facendo un lavoro sporco, idiota. Stai per finire all’inferno”, hai preso una cantonata, lui no. … omissis…. Quando uno studente ti accetta come Insegnante, hai l’obbligo di vedere che la sua morale, l’etica, e la sua comprensione diventino Infinite, non universali. E’ solo sotto le circostanze Infinite che la persona sarà gentile e compassionevole, coraggiosa e nobile, gentile e generosa. Puoi solo ottenere questo, essendo diretto. In altre parole, qualunque cosa avete da dire psicologicamente, ditelo semplicemente, direttamente e con un sorriso, non importa quanto brutto è”.

In definitiva Yogi Bhajan ci dice: “Quindi per favore ricorda, non importa quanto bello appari allo specchio, sia per il fidanzato o la fidanzata, per il marito e i parenti o per il tuo ambiente. Ma, come Insegnante, devi guardare ad un solo impegno: sei un carrello elevatore per quello spazio, per quel tempo, per quella persona che è davanti a te. Non c’è niente di sbagliato nell’emozionarsi, nel commuoversi, nell’arrabbiarsi qualche volta e gridare al fine di fare una cosa – il tuo compito è quello di mantenere la persona sveglia. Tutto qui. E’ lo yoga della consapevolezza. Tienilo sveglio”.

Un altro aspetto che Yogi Bhajan tratta nei suoi discorsi agli insegnanti è lo scambio energetico; in merito lui afferma: “«Se vieni a mani vuote, andrai via a mani vuote». C’è una strada a pedaggio nel Kundalini Yoga. Prima paghi, poi entri, «Itarashtam kashtam tithar». Se mai dovessi arrivare a mani vuote, andrai via a mani vuote. E’ una legge che non dovrebbe mai essere infranta. Potresti condividere gratuitamente (gli insegnamenti, ndr) ma non ricevere mai lo studente a mani vuote, questa è la legge. Uno studente non deve venire da te a mani vuote. Egli può portare una foglia o può portare un milione di dollari. Ma lui non deve andare da un Insegnante senza un’offerta. Se una persona arriva a mani vuote, può stare lì per sei ore e fare tutti i tipi di yoga, ma nel momento in cui esce da quella porta, se ne andrà a mani vuote”.

Chiudo qui quello che può essere e/o diventare un inizio di trasmissione di conoscenze acquisite nel corso degli anni di esperienza nel Kundalini Yoga. Naturalmente il compendio di tutto quello che Yogi Bhajan ci trasmette sull’argomento in oggetto non è certo riconducibile a queste poche parole tracciate ma rappresenta comunque un inizio di trasmissione.

Wahe Guru Singh

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